19 Agosto 2019
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Volley- Addio a Vigor Bovolenta

vigor bovolenta
La storia sportiva di Vigor Bovolenta, al di là dei successi sul campo (non pochi: anche lui ha vissuto il periodo d´oro del volley italiano), aveva un punto d´orgoglio: la riconquista della maglia azzurra in età ormai «avanzata» (si fa per dire). Accadde ai Giochi di Pechino: dopo essere uscito da anni dal giro della nazionale, Bovolenta tornò al suo posto per vivere una nuova esperienza a cinque cerchi. «Avevo disputato i Giochi di Atlanta, nel 1996 con la mentalità del ragazzino scapestrato e un po´ "cazzone": non mi rendevo conto fino in fondo dell´importanza di partecipare a quella manifestazione. A Pechino ho invece capito tutto: sarà perché non speravo più di vestire la maglia dell´Italia, sarà che ero diventato più maturo, ma essere di nuovo ai Giochi mi aveva emozionato. E mi aveva permesso di afferrare che cosa mi ero perso la volta precedente».
LA STORIA - Bovolenta si era meritato il gran ritorno grazie a una serie di bei campionati a Piacenza, ultima tappa di alto profilo di un percorso in serie A cominciato nella sua Ravenna e nelle stagioni griffate dalla grandeur del Gruppo Ferruzzi, sponsor con il marchio Messaggero. Vigor - i genitori l´avevano chiamato così perché i suoi fratelli si erano appassionati alle acrobazie di un trapezista russo - aveva dovuto farsi strada in un gruppo di campionissimi, la cosiddetta «generazione dei fenomeni» dell´Italia di Julio Velasco e di una pallavolo in quei giorni davvero importante. Nel ruolo di centrale non aveva magari l´esperienza di un Lucchetta (peraltro in uscita dalla nazionale) o il talento di un Gardini (o di un Giani, anche se poi quest´ultimo fu spostato nel ruolo di opposto), ma «Bovo» aveva tenacia e costanza. Se vogliamo usare una metafora che ricorre spesso nello sport, era un mediano che era riuscito a cambiare pelle e a diventare pure un goleador. Forse non una «star», ma di sicuro un giocatore di prima fascia. Vigor aveva lasciato la serie A dopo la retrocessione di Forlì. Ma aveva deciso di non abbandonare il volley: la pallavolo gli aveva dato tante soddisfazioni (che idealmente condivideva con quel fratello mancato prematuramente, colpito dalla leucemia) e non se la sentiva di uscirne. Forlì, ripartita dalla serie B2, gli offriva anche una chance come futuro dirigente. «Sì, resto qui. Gioco e imparo un lavoro nuovo», aveva concluso. Una scelta intelligente, che non tutti gli sportivi sanno fare. Una scelta, purtroppo, rovinata da un destino troppo cattivo e ingiusto.

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